La Milano di Rocco
e i suoi fratelli
Fotogramma di «Rocco e i suoi fratelli»: l'arrivo dei Parondi con il carretto in via Birago, 1960

I luoghi del film

Acquabella / via Birago

Qui, nel 1960, Luchino Visconti ambientò alcune scene di «Rocco e i suoi fratelli». Oggi torniamo in questi luoghi per ricostruirne la memoria, insieme agli abitanti del quartiere.

★ In evidenza

Mostra e proiezione ad Acquabella

La prima apertura al pubblico: una mostra diffusa all'ingresso di via Birago 2 e la proiezione gratuita del film di Visconti nel quartiere.

Mostra

Mostra fotografica

5 – 11 settembre 2026

Tutti i giorni, ore 10:00 – 19:00

Sabato 5: aperta fino alle 20:00

Ingresso di via Birago 2, Milano

Proiezione

«Rocco e i suoi fratelli»

Sabato 5 settembre 2026

Ore 20:00 — presentazione del progetto

Ore 20:15 — inizio proiezione

Area pedonale di Viale Argonne, angolo Via Birago 2

Ingresso libero e gratuito.

La mostra

Le baraccopoli di via Marescalchi nel 1950: in primo piano alcune donne e bambini tra le baracche di mattoni lungo una via sterrata; sullo sfondo i grandi caseggiati moderni e, sulla sinistra, una chiesa con la cupola. Fotografia Publifoto.
Le baraccopoli di via Marescalchi nel 1950. Sullo sfondo, dietro i grandi caseggiati, si riconosce il corpo più basso del Quartiere Fabio Filzi: in un solo sguardo, la miseria autocostruita, la città che cresce e il quartiere modello degli anni Trenta. Fotografia Publifoto, 12 luglio 1950. © Archivio Publifoto Intesa Sanpaolo

Il criterio della mostra

La mostra nasce da un criterio preciso: cercare fotografie capaci di raccontare le trasformazioni di questa parte di città. Per questo una parte importante della selezione si concentra su due luoghi molto vicini tra loro: il Quartiere Fabio Filzi e le aree delle baraccopoli verso l'Ortica.

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Il Quartiere Fabio Filzi, progettato tra il 1936 e il 1938 da Franco Albini, Renato Camus e Giancarlo Palanti, rappresentava una nuova idea di edilizia popolare: un quartiere aperto, dotato di spazi verdi e servizi comuni, pensato intorno alla vita collettiva. A poche centinaia di metri, lungo via Marescalchi, erano sorte invece baraccopoli autocostruite, espressione della precarietà abitativa del dopoguerra. È il contrasto tra questi due paesaggi — il progetto della città moderna e la realtà dell'emergenza abitativa — a rendere quest'area particolarmente significativa.

È proprio qui che fotografia e cinema si incontrano. A poche centinaia di metri di distanza, Visconti e De Sica hanno scelto due luoghi diversi per raccontare due realtà della Milano del dopoguerra: Visconti ambienta nel Quartiere Fabio Filzi l'arrivo dei Parondi in «Rocco e i suoi fratelli»; De Sica guarda invece al mondo delle baracche in «Miracolo a Milano», ricostruendo a poche centinaia di metri il villaggio che aveva come riferimento quel paesaggio periferico.

Concentrarci su queste due aree significa quindi mettere in dialogo le immagini del cinema, le fotografie che hanno documentato quei luoghi e lo spazio urbano che ancora oggi possiamo attraversare. Le fotografie esposte — di Mario De Biasi, Federico Patellani, Paul Ronald e Fedele Toscani, insieme alle immagini del Fondo l'Unità della Fondazione ISEC — non illustrano i film: raccontano quello stesso territorio e permettono di osservare le trasformazioni della città attraverso sguardi diversi.

Da questo nucleo iniziale la mostra allarga lo sguardo al quartiere e alle strade circostanti, attraverso fotografie, documenti e immagini raccolte dagli abitanti. Alle immagini di chi ha raccontato questi luoghi nel passato si aggiunge così lo sguardo di chi li vive oggi, costruendo un dialogo tra cinema, fotografia, spazio urbano e memoria del territorio.

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Diario del luogo · aggiornato giorno per giorno

Diario di Acquabella

Due persone conversano in primo piano mentre altri visitatori guardano le fotografie lungo la via.

La mostra si chiude, la ricerca continua

L’11 settembre 2026 si è chiusa la prima tappa della mostra «La Milano di Rocco e i suoi fratelli».

Per una settimana, in via Birago 2, molte persone si sono fermate davanti alle fotografie. Alcune sono passate per caso, altre sono tornate più volte. Qualcuno ha riconosciuto un volto, una strada, una storia. E molti hanno iniziato a raccontarci la propria.

È da qui che vogliamo ripartire.

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Incontrare le persone, ascoltare i loro racconti e raccogliere fotografie, documenti e memorie: questo è il nucleo della ricerca che vogliamo portare avanti nel quartiere.

Quello che chiediamo a questi racconti non è di restituirci una realtà “più vera” di quella di Visconti. Vogliamo invece farli dialogare col film, perché racchiudono al loro interno una possibilità di conoscenza, un incontro con biografie e storie di vita che è importante tornare a conoscere, come avvenne tra gli anni ‘50 e ‘60 in Italia, quando si aprì il grande cantiere dell’inchiesta sociale: nacquero le prime ricerche italiane “sul campo”, raccogliendo materiale tramite registrazioni sonore, fotografie, riprese cinematografiche, che avevano nessi profondi con tutti i dibattiti culturali dell’epoca, per esempio quelli sul realismo e sul cinema neorealista, così come sulla letteratura meridionalista, la ricerca sul folklore, e sulle forme espressive delle classi popolari; le vite di contadini e braccianti, operai e lavoratori immigrati, disoccupati e venditori ambulanti, divennero non solo oggetto di inchiesta, ma si videro dedicare intere monografie, con al centro le proprie esperienze, bisogni e problemi.

Ed era stato proprio Rocco Scotellaro, a cui idealmente Visconti dedicò il film, ad essere uno dei protagonisti di quella stagione. Confrontarsi con lo sguardo di Visconti, per raccontare com’è Milano oggi, vuol dire per noi raccogliere anche la sfida che ci pongono oggi tutte quelle esperienze culturali, politiche e sociali.

Le fotografie, i testi e le audiodescrizioni della mostra restano online. Da qui ripartiremo.

Schermo: «All'imbrunire, uno schermo all'aperto proietta "Rocco e i suoi fratelli" in bianco e nero; due persone lo presentano al microfono mentre il pubblico, seduto lungo il viale, guarda.»

Rocco e i suoi fratelli, di nuovo ad Acquabella

Il 5 settembre, all’imbrunire, l’area pedonale di viale Argonne si è riempita. Panchine, cuscini per terra, qualcuno in piedi accanto ai tavoli da ping pong: per una sera, viale Argonne si è riempita di persone venute a guardare «Rocco e i suoi fratelli».

Prima del film abbiamo presentato il progetto, la mostra, le fotografie e le tavole tattili realizzate con l’Associazione Nazionale Subvedenti e accompagnate dalle audiodescrizioni. Poi, sullo schermo, il volto di Rocco sotto un cielo che passava dal rosa al blu.

È stata una serata davvero partecipata. Grazie a chi c’era, a chi ha portato un cuscino, a chi passava e si è fermato incuriosito.

Per una sera, il cinema è tornato in strada, in mezzo al quartiere.

Un ciak da cinema, in bianco e nero. In alto la data «05 09 26»; sotto, le scritte «Dal film di L. Visconti» e «Quartiere: Acquabella»; al centro, grande, il titolo «La Milano di Rocco e i suoi fratelli»; in basso «Biografie, storie di vita, racconti della città» e l'indirizzo lamilanodirocco.it.

Imminente. Di nuovo a Milano.

Nel 1960 «Rocco e i suoi fratelli» arrivava nelle sale. 66 anni dopo, abbiamo pensato di fare le cose un po’ diversamente.

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Il 5 settembre il film torna nel quartiere in cui è stato girato, proiettato all’aperto, a pochi passi dai luoghi che Visconti aveva scelto per raccontare l’arrivo dei Parondi a Milano.

Per annunciarlo abbiamo preso in prestito il linguaggio della pubblicità cinematografica dell’epoca. Un piccolo gioco con il tempo, perché questa volta il film non torna soltanto sullo schermo: torna nel luogo in cui è nato.

«Rocco e i suoi fratelli»
di Luchino Visconti
Sabato 5 settembre, ore 20.15
Viale Argonne, area pedonale centrale (Uscita M4 Argonne)
Ingresso gratuito

La proiezione fa parte del progetto «La Milano di Rocco e i suoi fratelli».

Nel cortile di via Birago 2

Il 2 luglio abbiamo proiettato «Rocco e i suoi fratelli» nel cortile di via Birago 2.

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Vedere oggi quelle immagini sul grande schermo, nello stesso spazio in cui erano state realizzate più di sessant’anni fa, ha creato un cortocircuito particolare tra il film e il luogo: il cortile mostrato da Visconti e quello abitato oggi dai suoi residenti si sono incontrati per una sera, permettendo di guardare il quartiere attraverso la sua storia cinematografica.

È stata una serata riservata agli abitanti del cortile, che hanno accolto il progetto e ci hanno permesso di entrare in uno spazio normalmente privato per restituirgli, attraverso il cinema, una parte della sua memoria.

Grazie agli abitanti di via Birago per la disponibilità, l’accoglienza e la collaborazione, e grazie a CISTÀ per aver reso possibile questa speciale occasione di incontro tra il film, il cortile e chi lo abita oggi.

Con noi c’era anche Livio Colombo, che ha filmato la serata in Super 8 e ne ha restituito questo breve racconto. Lo ringraziamo per questo prezioso contributo al progetto.

Livio lavora da anni in Super 8 e fa parte di quella scena del cinema sperimentale che ha fatto del piccolo formato una forma di scrittura personale. Nato a metà degli anni Sessanta per i film di famiglia, il Super 8 è diventato anche lo strumento di un cinema intimo e gestuale: una pellicola che si graffia, invecchia e cambia a ogni proiezione. Un mezzo fragile e domestico, giusto per un progetto fatto di memorie.

Una ricerca in corso

In occasione della mostra, condividiamo una prima parte della ricerca che stiamo sviluppando sui luoghi di «Rocco e i suoi fratelli».

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Il testo nasce da un articolo che abbiamo preparato per il volume dedicato a Porta Monforte e al quartiere Acquabella, che l’associazione Quattro pubblicherà nei prossimi mesi. Il lavoro mette in relazione le immagini di «Rocco e i suoi fratelli» con la storia del Quartiere Fabio Filzi e delle aree circostanti, attraverso le fonti d’archivio, la ricerca sul campo e il confronto con le memorie del territorio.

All’articolo si accompagna una conversazione con Caterina D’Amico, con cui abbiamo discusso il rapporto tra cinema, spazio e memoria. Nel corso del confronto siamo tornati più volte su una sua definizione dello spazio come «scenografia vivente e palpitante», capace di precedere e sopravvivere al racconto cinematografico. È un’immagine che ci ha accompagnato fin dalle prime fasi della ricerca e che continua a descrivere bene la direzione che stiamo cercando di dare a questo lavoro.

L’articolo rappresenta anche un primo tentativo di mettere a fuoco il metodo che stiamo sviluppando: partire dal cinema per rileggere un territorio attraverso l’intreccio tra fonti d’archivio, ricerca sul campo e memorie degli abitanti.

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